Editoriale

Giunge alla sua prima edizione, voluta per testimoniare che la scuola ha comunque resistito non solo all’epidemia, ma agli attacchi di coloro che, dopo averla per anni maltrattata sottraendole risorse umane ed economiche e mortificandone le finalità educative, avrebbero preteso, in un momento drammatico e unico nel suo genere, risposte risolutive ed immediate ad un’emergenza che ha colto l’intero pianeta impreparato e di sorpresa.

Eppure siamo qui a raccontare, attraverso queste pagine segnate dalle penne dei nostri alunni, il lavoro di un anno scolastico lunghissimo iniziato il 5 marzo del 2020 quando, di colpo, ci fu tolta la possibilità di vivere la scuola come spazio fisico, costringendoci ad interpretare in modo completamente nuovo come essere docenti, ridisegnando, in maniera repentina, relazioni umane ed educative unitamente a metodologie didattiche rispondenti all’emergenza del momento, e durato fino ad oggi, quando ci accingiamo ad accompagnare questo tempo verso l’uscio della nostra vita e a congedarcene senza rimpianti, ma sicuramente con un carico di esperienze che segnerà per sempre la nostra esistenza.

In questo tempo sospeso la scuola ha riacquistato centralità: la pandemia ha come d’incanto riacceso i riflettori su un palcoscenico oscurato da altre coreografie, riportando alla luce l’importanza dell’istruzione, sì, ma soprattutto del “servizio sociale” che la scuola rappresenta e di cui la società non può fare a meno.

E’ dal quel 5 marzo che la scuola ha riscritto quotidianamente la propria sembianza poiché da quel giorno ha continuato a farsi carico dei percorsi formativi e culturali dei propri alunni, ma ha anche condiviso con loro le paure, le angosce, le distanze, trasformando quei momenti in opportunità, il tempo sospeso in tempo favorevole da vivere insieme e non più singolarmente, perché insieme si è meno soli e si vincono le paure.

Abbiamo riscoperto con i nostri ragazzi la bellezza delle relazioni, la profondità degli sguardi laddove le parole non potevano più assolvere al compito di comunicare, abbiamo compreso l’importanza degli abbracci proprio quando questi ci sono stati negati.

Al di là delle connessioni lente, delle videocamere oscurate, delle voci intermittenti un dato è certo: la scuola c’è stata sempre e continuerà ad esserci, perché non sono solo gli spazi fisici a determinarne la presenza, ma la capacità dei docenti di abitare con disinvoltura e versatilità aule virtuali con volti incastonati come tessere di un puzzle, pronti a dare vita ogni giorno a nuove avventure.

La scuola c’è! E il Giornalino n° ZERO ci racconta che il suo esserci è il frutto di questa presenza.

Grazie alla redazione che con cura e passione ha dato vita ad uno strumento importante per la nostra scuola, a coloro che con il loro contributo hanno permesso la pubblicazione di questo numero.

Ai ragazzi, unico e grande pensiero di ognuno di noi, il nostro grazie infinito perché attraverso di loro ogni giorno sperimentiamo che amare è servire.

Dirigente Scolastica